Ci sono storie che non dovrebbero mai accadere. E se accadono, lo Stato, le istituzioni, la Chiesa dovrebbero almeno impegnarsi a cercare la verità. Invece, troppo spesso, l’indifferenza ha avuto la meglio. E così ci ritroviamo ancora oggi, dopo decenni, a raccontare tre storie di dolore, abbandono e vergogna.
Mirella Gregori – scomparsa il 7 maggio 1983 da Roma, 15 anni
Mirella era una ragazza come tante. Quel giorno ricevette una citofonata, uscì di casa e non tornò più. Le ricerche non iniziarono subito. La madre, che per giorni si presentò alla stazione di polizia nella speranza di smuovere le acque, fu letteralmente cacciata via. Anni dopo verrà aperto un fascicolo che metterà in relazione Mirella con Raul Bonarelli, vice ispettore della Gendarmeria vaticana, ma troppo tardi, come sempre.
Emanuela Orlandi – scomparsa il 22 giugno 1983 da Roma, 15 anni
Solo 40 giorni dopo la sparizione di Mirella, Emanuela svanisce nel nulla. Anche in questo caso, le indagini non partono subito. Alla famiglia viene detto di non preoccuparsi: “Tanto era bruttarella, tornerà”. Un modo infame per zittire la sofferenza. Per anni il Vaticano ha taciuto, respinto, evitato. Ma se il caso di Mirella fosse stato trattato con la serietà che meritava, forse i rapitori di Emanuela avrebbero avuto più timore di agire. Forse, oggi, Emanuela sarebbe viva.
Elisa Claps – scomparsa il 12 settembre 1993 a Potenza, 16 anni
Elisa fu vista viva per l’ultima volta entrando nella chiesa della Santissima Trinità. Ma nessuno pensò di cercare lì, nemmeno quando gli indizi erano chiari. Solo diciassette anni dopo il suo corpo fu trovato nel sottotetto di quella stessa chiesa, dove Danilo Restivo l’aveva uccisa. Ma Restivo non agì da solo, e in quella chiesa tutti sapevano, eppure nessuno parlò. Nemmeno il Vaticano. E nel frattempo, Heather Barnett fu assassinata nel 2002 in Inghilterra da Restivo. Un delitto che poteva essere evitato se si fosse agito in tempo.
Il Vaticano: un libro dalla copertina d’oro che nessuno vuole aprire
Non perché non ci sia curiosità, ma perché si teme di trovare conferme alle peggiori ipotesi. E così, in troppi casi, davanti ai suoi muri bianchi la giustizia si ferma. L’omertà ha un prezzo. L’omertà uccide.
Perché nel caso di Mirella non sappiamo chi ci sia davvero dietro. Perché la sua scomparsa non ricevette l’attenzione mediatica necessaria. Se l’avesse avuta, forse le cose sarebbero andate diversamente anche per Emanuela.
E per Elisa? Oggi si incolpa solo Danilo Restivo, ma è certo che non è stato l’unico. Chi era in quella chiesa sapeva. E il Vaticano? Ha voltato lo sguardo altrove.
Il Papa predica bene, quando parla degli abusi altrui, ma quando si tratta della propria casa, tace. E razzola male.
Ipocrisia, silenzi e ingiustizie
Nel nome di Dio si continua a proteggere chi Dio lo ha tradito. I pedofili, i complici, gli insabbiatori. Li si protegge, li si trasferisce, si chiede il silenzio. E la Chiesa? Continua a chiamarsi Santa Sede, come se bastasse un nome a purificare le sue responsabilità.
Ma non si può continuare così.
Non possiamo far finta che i familiari che chiedono giustizia siano solo “fastidiosi”, che “fanno casino per nulla”. Non possiamo illuderci che “tanto ormai è andata così”.
No. Non è andata così. Non deve andare così.
Anche se i colpevoli di ieri sono morti, il sistema che li ha protetti è ancora vivo. E se non viene fermato, domani ci saranno altre Mirella, altre Emanuela, altre Elisa.
⚠ A chi oggi è indifferente: potresti essere tu, domani
A chi difende l’indifendibile, a chi dice “basta parlare di queste storie”, a chi accusa i familiari invece di ascoltarli… sappiate che un giorno potreste essere voi a vivere lo stesso dolore.
E allora vi accorgerete che nessuno vi ascolterà, perché troppo pochi avranno il coraggio di restarvi accanto.