Castellammare Stabia – Gennaio 2025.
L’arresto della docente sostegno dell’Istituto “Catello Salvati” non è solo un fatto cronaca: è il risultato segnali ignorati, procedure non seguite e una vigilanza scolastica che, secondo molte testimonianze, non ha funzionato quando avrebbe dovuto.
La ricostruzione dei fatti
La docente, 40 anni, è accusata violenza sessuale, induzione al compimento atti sessuali e corruzione minorenni.
Secondo gli inquirenti, gli abusi sarebbero avvenuti tra ottobre 2023 e gennaio 2025, spesso in una “saletta” esterna alla classe, dove l’insegnante avrebbe mostrato materiale pornografico e avviato conversazioni natura sessuale.
Durante le perquisizioni è stato sequestrato materiale ritenuto rilevante per l’indagine, compresi file pornografici e chat con studenti minorenni.
I segnali del 2024: le famiglie avevano già avvertito
Numerosi genitori raccontano che già nel 2024 avevano espresso preoccupazione per comportamenti considerati anomali:
- alunni portati fuori dalla classe senza motivo formale,
- nessuna annotazione sul registro o sul PEI,
- incontri ripetuti in una stanza appartata,
- atteggiamenti ambigui osservati da altri studenti.
Queste segnalazioni, secondo più testimonianze, non hanno portato ad approfondimenti interni da parte dell’istituto.
Le regole del sostegno che non sono state applicate
La normativa italiana è chiara:
- l’insegnante sostegno opera all’interno della classe,
- eventuali attività esterne devono essere previste dal PEI e annotate,
- nessun docente può isolare ripetutamente un minore senza tracciabilità.
Ciò che emerge dalla vicenda è una prassi che non rispetta questi principi.
L’aggressione del 14 novembre 2024: la tensione esplode
La vicenda diventa pubblica quando, esasperati dalle proprie preoccupazioni, una trentina genitori aggrediscono la docente davanti alla scuola.
Un gesto grave, che però rivela l’esistenza un malessere che la scuola avrebbe dovuto intercettare molto prima.
Una vigilanza che non ha protetto gli studenti
L’istituto oggi si dichiara “parte lesa”.
Eppure, molti genitori sostengono che:
- le loro prime segnalazioni non furono ascoltate,
- mancò un controllo costante sulle attività dell’insegnante,
- la docente ebbe fatto una libertà operativa non prevista dal suo ruolo.
Non si tratta accusare l’intera istituzione scolastica, ma riconoscere un problema: l’assenza vigilanza ha permesso che certi comportamenti si consolidassero.
Un dolore che si poteva evitare
Ogni abuso commesso su un minore è una ferita che non si rimargina facilmente.
Molti genitori oggi si chiedono:
“Se la scuola avesse ascoltato subito, sarebbe andata diversamente?”
Domanda legittima.
Domanda dolorosa.
L’appello QM Italia
QM Italia invita genitori, studenti e scuole a un cambiamento immediato:
- Segnalare subito qualsiasi comportamento anomalo,
- pretendere trasparenza sull’operato degli insegnanti,
- verificare che gli studenti non vengano portati fuori senza motivazione,
- rafforzare i controlli interni negli istituti,
- creare un canale ascolto reale e continuo con le famiglie.
La tutela degli studenti non può dipendere dal caso.
Deve essere una certezza quotidiana.