Negli ultimi giorni si è acceso un forte dibattito attorno alle dichiarazioni del professor Vincenzo Schettini, noto per la sua attività online e televisiva.
Non si tratta di_un processo mediatico, né di_una condanna.
Si tratta di_una domanda fondamentale:
Può un insegnante statale trasformare l’aula in estensione del proprio progetto personale?
Scuola pubblica: gratuita o pagata?
La scuola statale non è “gratuita” in senso assoluto.
È finanziata dai contribuenti.
Questo significa che:
- l’insegnante è retribuito con fonpubblici,
- il suo mandato è esclusivamente didattico,
- l’aula non è uno spazio commerciale.
Quando si afferma che la cultura debba essere anche “a pagamento” fuori dal contesto scolastico, si entra in un terreno delicato.
La divulgazione privata è legittima.
Ma non può sovrapporsi alla funzione pubblica.
Aula e canale YouTube: il confine è chiaro?
Nel dibattito pubblico sono emerse dichiarazioni secondo cui gli studenti sarebbero stati coinvolti nelle attività online del docente.
Anche ammesso che ciò sia stato fatto con intento innovativo, resta una questione centrale:
Uno studente può sentirsi davvero libero di_non partecipare a un’attività collegata al brand personale del proprio insegnante?
Il rapporto docente–studente non è paritario.
Esiste una posizione di_autorità e valutazione.
Qualsiasi ambiguità tra didattica e promozione personale rischia di_alterare quell’equilibrio.
Il nodo etico
Qui non si discute la capacità comunicativa del professore.
Non si discute il successo online.
Si discute un principio:
Chi è pagato dallo Stato deve garantire che il tempo scuola sia interamente dedicato alla funzione pubblica.
Se un docente:
- monetizza contenuti educativi,
- costruisce un brand personale,
- utilizza la propria notorietà mediatica,
deve mantenere un confine netto e verificabile con l’attività svolta in classe.
La rimozione dei contenuti
La rimozione di_numerosi video dopo l’esplosione della polemica non è una prova di_colpa.
Ma è un elemento che alimenta interrogativi.
Trasparenza significa chiarezza preventiva, non gestione emergenziale.
La vera domanda
Il caso non riguarda una persona.
Riguarda un sistema.
Oggi manca un controllo reale e trasparente sull’operato dei docenti quando l’attività scolastica si intreccia con progetti personali e monetizzazione online.
Non basta parlare di_“libertà d’insegnamento”.
La libertà non può diventare assenza di_verifica.
Serve:
- maggiore controllo sull’utilizzo del tempo scuola;
- verifica concreta che l’attività didattica venga svolta integralmente;
- regole chiare sulla monetizzazione privata da parte di_chi è retribuito con fonpubblici;
- tutela effettiva degli studenti da qualsiasi forma di_pressione implicita o coinvolgimento in progetti personali.
Responsabilità e controlli
Il dirigente scolastico ha il dovere di_vigilare sull’organizzazione didattica e sull’uso corretto delle ore di_lezione.
Gli Uffici Scolastici Regionali hanno il compito di_garantire che le istituzioni scolastiche operino nel rispetto delle norme.
Se durante l’orario scolastico una classe viene coinvolta stabilmente nella produzione o promozione di_contenuti destinati a un canale personale del docente, anche con finalità didattiche, deve essere chiaro:
- chi autorizza formalmente quell’attività;
- se è inserita nel PTOF e nel piano didattico;
- se esiste un consenso libero e non condizionato degli studenti;
- se vi è un ritorno economico diretto o indiretto per il docente;
- quali strumenti di_controllo sono stati attivati.
Il punto non è vietare l’innovazione.
Il punto è garantire trasparenza.
La scuola pubblica è finanziata dai cittadini.
Chi vi lavora esercita una funzione pubblica.
E ogni funzione pubblica, in uno Stato di_diritto, è soggetta a controllo.
Perché la scuola non è un brand.
È un’istituzione dello Stato.
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